lunedì 8 settembre 2014

La Flessibilità con L'Elmetto di Matteo Renzi di Alfonso Gianni

RENZI NATO

Il nostro Presidente del Consiglio aveva iniziato il suo mandato di Presidente per sei mesi della Unione europea, promettendo che sarebbe andato subito in Europa per battere i pugni sul tavolo affinché all'Italia venisse concessa quella flessibilità che le sarebbe necessaria per uscire da uno stato di deflazione, da lui stesso negato, ma certificato dalle ultime rilevazioni dell'Istat.
Invece Matteo Renzi si è recato al vertice della Nato a Cardiff per battere i tamburi altrui. Tamburi di guerra. Visto che il documento finale del summit invita i 28 membri della Nato, a "invertire la tendenza al declino dei bilanci della difesa". In questo modo sciagurato la Nato intenderebbe affrontare la questione ucraina, della cui creazione essa è in larga misura responsabile. Persino l'ammonimento del vecchio Henry Kissinger, che di guerre e di conflitti interstatali se ne intende, a non allargare ad Est la Nato non è stato ascoltato. E i danni sono evidenti, tranne che alle élite europee e naturalmente al segretario generale della Nato, il danese Rasmussen.
Di fronte a questa richiesta Renzi - riferisce la stampa internazionale - ha dichiarato che il suo governo sarebbe ben felice di accondiscendere, a patto però che le spese per l'incremento delle dotazioni d'arma non faccia numero ai fini del mantenimento del rapporto deficit/Pil entro il 3%. In sostanza l'Italia aumenta il bilancio della difesa se la Ue ci permette di sforare i vincoli di Maastricht. Gli altri partecipanti al vertice hanno subito definito Renzi un "simpatico provocatore". Provocatore certamente - d'altro canto ognuno ha il suo stile - simpatico un po' meno. Non credo che chi nel pubblico impiego vede i propri contratti bloccati ancora una volta trovi molto spiritosa questa esternazione.
La ministra Madia aveva solennemente affermato che i soldi per il rinnovo contrattuale nel settore pubblico non ci sono, perché ci sono vincoli europei di spesa da osservare. Invece per avventure belliche questi vincoli potrebbero essere bypassati! Ecco la famosa 'flessibilità' con l'elmetto!" Indignarsi è giusto. Purtroppo lo fanno solo i sindacati delle forze dell'ordine, seppure con qualche ambiguità politica rispetto alle motivazioni. Mentre il resto del movimento sindacale balbetta o si limita alla minaccia.
Se indignarsi è giusto, anche se non tutti lo fanno, stupirsi delle scelte del governo sarebbe del tutto ingenuo o da chi ama imitare il comportamento degli struzzi. In realtà esistono continuità tra le politiche dei diversi governi, come quelli di Berlusconi e di Renzi, passando per Monti e Letta, poiché tutte sono sovra determinate dagli orientamenti assunti dalla governance della Ue.
Sarà bene ricordare cosa diceva la celebre lettera della Bce, inviata al governo Berlusconi il 5 agosto 2011, firmata da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi. Tra le altre misure per contenere il debito e riformare in senso fortemente regressivo le relazioni sociali e la normativa del mercato del lavoro, veniva esplicitato al punto 2a) : "Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi". Era chiaro fin d'allora quindi che il pubblico impiego avrebbe avuto poco di che sperare se non rovesciando il diktat europeo.
D'altro canto avevamo visto giusto quando scrivevamo, anche in questo blog, che la famosa misura degli 80 euro, uno dei fattori principali che hanno garantito a Renzi un notevole successo elettorale, non avendo coperture finanziarie adeguate e credibili, soprattutto per diventare stabile e non una tantum, avrebbe finito per cercarle nei tagli di spesa e di posti di lavoro della spending review e nella perpetuazione del blocco dei contratti. In ciò favorito da un sistema sindacale che ormai è diventato un'articolazione del governo allargato dell'economia (con le dovute eccezioni, naturalmente, come la Fiom). In altri tempi una simile dichiarazione da parte di un ministro "non ci sono soldi" per rinnovare contratti attesi da troppi anni avrebbe provocato un'immediata dichiarazione di sciopero generale. Non solo quello delle forze dell'ordine.

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