sabato 14 aprile 2012

Governo bulimico: tassa le borse di studio di Francesco Piccioni, Il Manifesto

La misura dell'intelligenza con cui si procede al risanamento del bilancio pubblico: una tassa sullle borse di studio e gli assegni di ricerca dei giovani medici. GIOVANI MEDICI DUE GIORNI DI SCIOPERO E MANIFESTAZIONE NAZIONALE
 
Tassano perfino le borse di studio
 
Ma questo non era il governo che voleva imporre una (bislacca) idea di «equità» togliendo molto agli anziani per dare qualcosa ai giovani? Mai dare retta alla propaganda ministeriale, nemmeno se gestita con «sobrietà» e proprietà di linguaggio. I giovani medici - specializzandi, ricercatori, borsisti, in «addestramento professionale» - hanno scoperto tra le pieghe del «decreto fiscale» un codicillo che li riguarda e li costringe a indire due giorni di sciopero e una manifestazione nazionale a Roma, martedì prossimo.
 
Con la nonchalance «tecnica» che lo contraddistingue, l'esecutivo vuole tassare anche le borse di studio e gli assegni di ricerca, assimilandole al «reddito da lavoro dipendente», per la cifra «eccedente gli 11.500» euro annui. Rapidi calcoli portano a quantificare in circa 300 euro mensili, in media, su una platea di circa 25.000 medici. Il guadagno per l'erario è ben poca cosa, mentre per queste giovani promesse della medicina italiana è un disastro di notevoli proporzioni.
 
Le borse di studio ecc. sono state fin qui sempre considerate «esenti» da tassazione, anche perché spesso obbedienti a criteri o programmi europei (il Socrates, le borse universitarie, quelle concesse a cittadini stranieri con accordi di reciprocità, ecc). Ma soprattutto perché si tratta di cifre davvero minime a confronto con le retribuzione dei medici ordinari d'ospedale, da cui spesso -all'interno dei reparti - sono indistinguibili. Tanto che possono a buon diritto dire di «contribuire in maniera determinante al buon funzionamento del Sistema Sanitario Nazionale». Medici quasi sempre fuori sede, che devono anche comprarsi testi per completare gli studi, ecc. Comunque la rigiri, una categoria «povera» nonostante le competenze scientifiche già costruite o in costruzione.
 
Le conseguenze della tassazione, comunque, non vengono affrontate dalle due organizzazioni che li rappresentano in termini di ordinaria «lamentela», ma illustrando il paradosso strutturale che costruiscono: «un costante e significativo incremento di giovani medici, formati a spese dello Stato Italiano, che 'emigrano' all'estero senza fare ritorno»; mete prioritarie sono al momento i paesi del Nord Europa e gli Stati uniti. Naturalmente, lo spopolamento progressivo del sistema sanitario dovrebbe a quel punto essere contrastato con «l'ingresso di giovani medici stranieri» provenienti dai paesi di più recente o nulla industrializzazione. Ed è un calcolo economico ben stupido quello per cui si spendono cifre considerevoli in istruzione e formazione universitaria di alto livello per poi lasciar «fuggire» i talenti verso altri lidi.
 
La richiesta dei giovani medici è al dunque assai semplice: cassare i «commi 16-ter e 16-quater dell'art. 3» del Decreto fiscale, intitolato Regime fiscale delle borse di studio. «Chiediamo al Governo e a tutti i gruppi parlamentari - si legge nella nota congiunta delle due associazioni promotrici dell'agitazione - di intervenire a correggere tale disposizione in occasione del passaggio alla Camera, affinché tale norma non finisca per produrre effetti travolgenti sul futuro del nostro Servizio sanitario». E dire che Super-Mario e i suoi ministri si erano presentati affermando che «quello che fa bene ai giovani, fa bene al paese». Che non si fa, per strappare un applauso facile...

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