mercoledì 26 marzo 2014

Francia, delusione Hollande e astensionismo aiutano Le Pen. Tiene però la sinistra. Analisi del voto

Il risultato del primo turno delle amministrative francesi ha suscitato la reazione, spesso scomposta, della stampa mainstream, che preferisce i titoloni alle analisi dettagliate della situazione. Dai risultati del primo turno, credo che si possano solo identificare delle linee di tendenza ed una prima analisi della composizione dei ballottaggi. Come spesso é accaduto in passato il secondo turno elettorale può stravolgere la situazione completamente. Anche in Francia, purtroppo, l’alta astensione vince le elezioni. Se si aggiunge al 35% di astensione manifesta nelle urne, l’aumento dei cittadini che non si sono registrati per le operazioni di voto, si conferma un quadro di profonda sfiducia generalizzata nel sistema partitico-politico attuale.

Ps, un partito di centro-destra
Il Partito Socialista (PS) arretra in generale e vistosamente in alcune delle sue roccaforti, toccando con mano lo scontento creato dalle promesse elettorali non mantenute da Hollande. Le grandi aspettative create per la campagna elettorale presidenziale solo 2 anni fa, sono state totalmente disattese, profilando un PS che si comporta come un partito di centro-destra. (chissà se questo risultato varrà da monito anche per il Partito Democratico in Italia). Il Partito Comunista Francese (PCF) si conferma la terza forza del Paese, allargando leggermente le sue aree di influenza, nonostante il pesante oscuramento mediatico. Sembra aver funzionato parzialmente l’alleanza del PCF con il PS e i Verdi effettuata a Parigi ed in altre grandi città della Francia. Ricordiamo che questa scelta elettorale di parte del PCF é costata una parziale frattura all’interno del Front de Gauche, che nella componente che fa capo a Melanchon, ha comunque deciso di presentare delle liste del Parti de Gauche (PdG) in concorrenza a quelle dell’ alleanza PS-PCF-Verdi. Dove questa alleanza a tre é stata presentata, sembra aver mitigato l’arretramento del PS, producendo un travaso di voti interno dal PS verso le altre forze. Se a questo risultato viene sommato una media del 6-7% del PdG, l’insieme delle sinistre in questi contesti sembra reggere. Ma rimane da capire come una siffatta alleanza potrà reggere alla prova del governo locale, stretto tra i tagli del PS dettati a livello nazionale e la lotta senza quartiere all’austerity del PCF e parte dei Verdi.

 
Le Pen, più che una avanzata un travaso di voti
Se si comparano i risultati del primo turno con la situazione uscita delle ultime amministrative del 2008, le sfere di influenza della destra e della sinistra sembrano rimaste grossomodo immutate, con cambi frequenti nei territori dove le percentuali di voto per i due maggiori schieramenti sono simili, e quindi dove un piccolo spostamento di voti crea un cambio di colore dell’amministrazione. La destra neofascista del Fronte Nationale (FN) - nonostante quel che ne dica Marine Le Pen con il suo slogan “ né destra, né sinistra” sempre un partito neofascista rimane nei contenuti - , stando alle sole percentuali sembra registrato una forte avanzata. Le sole percentuali però sono drogate dall’alto tasso di astensione. Se si confrontano le aree geografiche di maggior successo della destra, sembra esserci stato più che un’ avanzata dell’ FN, un travaso di voti all’interno delle forze dello schieramento di destra francese, dal più moderato UMP verso l’FN e le altre forze di estrema destra. Più in generale i dati sembrano confermare il trend, abbastanza comune nelle situazioni di crisi economica e sociale, di una polarizzazione verso le forze di estrema e destra e estrema sinistra del voto popolare, a scapito dei grandi partiti moderati. Ovviamente qui non si vuole sottovalutare il pericolo della destra neofascista in Francia, ma é bene ricordare che qualche anno fa l’FN stava per eleggere un suo candidato alla Presidenza della Repubblica, quindi il suo sostegno elettorale non é una novità di questi ultimi tempi.

Pcf con Hollande anche al secondo turno
La percezione mediatica dell’avanzata dell’FN, ha costretto in qualche modo il segretario del PCF, Pierre Laurent, a dichiarare apertamente l’appoggio del PCF a tutti quei candidati che al ballottaggio saranno contrapposti all’FN, in una sorta di modalità da emergenza democratica. Se questo approccio del PCF é quanto meno comprensibile nella situazione data, crediamo che vadano affrontate le ragioni di fondo del risultato elettorale: il PS, fedele alla linea dell’austerity che propone anche in sede europea, ha abbandonato qualsiasi idea di protezione sociale e più in generale di sinistra, comportandosi come qualsiasi partito di centro destra. (risuona ancora nelle nostre orecchie la previsione di un’ Europa che svolta a sinistra con la presidenza Hollande, fatta dall’esperto di metafore Pierluigi Bersani). Varrebbe la pena di abbandonare al proprio destino il PS e tutti i centro-sinistra-destra, con tutte le conseguenze del caso, e costruire una sinistra del XXI secolo degna di questo nome?  
                                                                    

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