domenica 15 settembre 2013

Il tormentone del voto palese: a chi giova? di Alfonso Gianni, huffingtonpost.it

Tutto è cominciato quando qualcuno - absit iniuria verbis - ha dichiarato ai giornalisti che a salvare Berlusconi nel voto segreto sarebbero stati i perfidi grillini per poi accusare il Pd. Ovvero la politica vista dal buco della serratura con lunga coda di paglia annessa. A questi ultimi non è parso vero di raccogliere un assist insperato e dire immediatamente che loro erano per il voto palese. La Lega a questo punto non poteva essere da meno e da ultimo, stando ai titoli dei giornali di oggi, persino il Pd si dichiara favorevole.
Ma favorevole a cosa? La questione è materia di regolamenti parlamentari, non è materia né legislativa né costituzionale. Ma dovrebbe essere evidente al semplice buon senso che non si può adottare per Berlusconi norme diverse da quelle previste per tutti gli altri. A meno di non cadere nel berlusconismo stesso, seppure rovesciato negli esisti voluti: cioè la norma ad personam.
Il regolamento del Senato (art. 113) e quello della Camera (art.49) sono chiarissimi al riguardo.
Quello del Senato dice :" Sono effettuate a scrutinio segreto le votazioni comunque riguardati persone". Né vale il causidico argomento sollevato da Valerio Onida per cui il giudizio riguarderebbe la composizione dell'aula e non le persone, come se sugli scranni senatoriali sedessero birilli!
Poiché il regolamento è quello, ecco che parte l'idea di modificarlo. Per farlo però ci vuole tempo, come è ovvio, e quindi il voto sulla decadenza di Berlusconi, se dovesse prevalere questo ulteriore diversivo, si allontanerà. Non male come autogol. In più la modifica avverrebbe solo in un ramo del parlamento e non nell'altro. Ma a questo qualcuno direbbe che si potrebbe rimediare poi.
Il punto è che è l'attuale normativa regolamentare sul voto segreto è stata proprio costruita e difesa nel tempo per tutelare la libertà di voto del singolo parlamentare. Contrariamente a quanto desidererebbe Grillo, questo infatti non è tenuto a un vincolo di mandato. Anzi, la Costituzione espressamente lo esclude (art. 67). Tanto è vero che il voto segreto prevale su quello palese quando un certo numero di deputati o senatori lo chiede (venti nel caso del Senato) lo richiede. Nel contempo, per evitare il fenomeno delle lobbies e dei franchi tiratori (o quantomeno per contenerlo), gli stessi regolamenti prevedono che su alcune norme che per loro natura non possono in ogni caso concernere "questioni di coscienza" - quali quelle di spesa, di bilancio, finanziarie e tributarie - la richiesta di voto per scrutinio segreto non sia ammissibile.
Cancellare il voto segreto in favore di quello palese sarebbe una misura regressiva e repressiva, specialmente in un Parlamento quale quello attuale - il Parlamento dei nominati - determinato da una legge porcata.
L'attuale dibattito ha il solo scopo di intorbidire le acque e perdere tempo. La strada maestra è una sola. Che la Giunta senatoriale mantenga il suo impegno, già tardivo, di votare mercoledì e che al più presto la questione giunga in aula, ove si deve procedere al voto nell'unico modo possibile, ovvero quello previsto dall'attuale regolamento.
Se i 101, o meglio parte di essi visto che si vota in una camera sola, che affossarono Prodi, determinando di fatto il ricorso al bis di Napolitano, ripeteranno la loro ingloriosa impresa, l'esito non sarà tanto la provvisoria salvezza di Berlusconi, neppure "soltanto" il suicidio del Partito democratico, ma la distruzione della giustizia e della democrazia parlamentare nel nostro paese.
Inutile nascondersi dietro trovate regolamentari peraltro infondate. Tutti sappiamo che la posta in gioco è questa. Perciò mi auguro che la manifestazione già indetta per il 12 ottobre in difesa della Costituzione veda una straordinaria partecipazione di popolo.

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