giovedì 6 marzo 2014

Nicoletta Dosio: “Il mio obiettivo: portare i conflitti sociali nel Tempio dei capitali”


Nicoletta Dosio: “Il mio obiettivo: portare i conflitti sociali nel Tempio dei capitali”
di Maurizio Pagliassotti – il manifesto
L’osteria ««La cre­denza» di Bus­so­leno ha una sala riscal­data da un camino. Chi vi si reca man­gia e chiac­chiera in com­pa­gnia di un grande mura­les, il Quarto Stato nel 2014: nel popolo in mar­cia sven­to­lano le ban­diere Notav, e le donne accom­pa­gnano gli uomini indos­sando maschere anti­gas. Non potrebbe esi­stere este­tica più rap­pre­sen­ta­tiva di Nico­letta Dosio, can­di­data per la lista Tsi­pras alle pros­sime ele­zioni euro­pee. Anche per­ché lei l’ha scelta dato che nell’osteria lavora, cuci­nando e ser­vendo ai tavoli.
Ses­san­ta­cin­que anni, occhi azzurri e zaz­zera rossa, è una ex pro­fes­so­ressa di latino. Durante i molti lustri di mili­tanza poli­tica ha ingag­giato bat­ta­glie pio­nie­ri­sti­che. Molte le ha perse ma un paio le ha vinte: alla fine degli anni Ottanta fa parte dei micro­sco­pici grup­petti che fon­dano due «eccel­lenze» della val Susa: il Liceo Scien­ti­fico Nor­berto Rosa di Bus­so­leno, e il movi­mento Notav. Entrambi oggi godono di buona salute.
Par­tiamo dalle vicende recenti. Lei è stata appena con­dan­nata a quat­tro mesi di reclusione.
Per me non è un pro­blema. È un pas­sag­gio ine­lut­ta­bile della nostra lotta per­ché dimo­stra che il nostro agire non è fit­ti­zio: ci gio­chiamo pezzi di civiltà e demo­cra­zia, come pos­siamo avere paura? Ho speso tutta la vita nel con­flitto e so che ci sono dei prezzi da pagare, quindi non mi lamento. Detto que­sto non posso non denun­ciare l’assurdità dei pro­cessi. Io stessa sono gra­vata da un altro pro­ce­di­mento che mi vede impu­tata di «falso ideo­lo­gico» con Gianni Vat­timo, attual­mente par­la­men­tare euro­peo: l’ho accom­pa­gnato in car­cere durante una visita a dei reclusi appar­te­nenti al movi­mento Notav. Penso che basti que­sto esem­pio per capire il signi­fi­cato della mia con­danna e in gene­rale dell’accanimento su di noi.

Qual è il senso della sua candidatura?

Vor­rei essere uno stru­mento di soste­gno per le lotte reali che ci sono sul ter­ri­to­rio, e non parlo solo di val Susa. L’Europa dei capi­tali è irri­for­ma­bile e penso si debba rom­perne la strut­tura che la governa, in modo da ridare a tutti voce, diritti, dignità, ugua­glianza e libertà vere e pra­ti­ca­bili. Le nuove fon­da­menta dovranno essere la vivi­bi­lità degli spazi, l’umanità per tutti e la fer­rea oppo­si­zione alla guerra. L’attuale ideo­lo­gia che sog­giace al modello euro­peo in vita pre­vede cor­ri­doi finan­ziari e reali, come quello che stanno costruendo da noi, atti a smon­tare e delo­ca­liz­zare il lavoro e la civiltà che esso porta. Il primo atto per rico­struire l’Europa è fermarli.
Cosa farebbe lei a Strasburgo?
La mili­tanza sociale mi ha inse­gnato che i risul­tati, anche total­mente inspe­rati, si otten­gono spen­den­dosi fisi­ca­mente sul campo. Andrò ovun­que vi sia un con­flitto ope­raio, un ter­ri­to­rio da difen­dere, un car­cere. Ho speso tutta la vita lot­tando insieme a qual­cuno, e l’ho sem­pre fatto con grande gioia. Non potrei fare nulla di diverso anche con un tes­se­rino da par­la­men­tare euro­peo in mano.
E quale il primo con­flitto che visiterebbe?
Ho una mezza idea: il can­tiere Tav di Chio­monte. Va bene?

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